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Notizie Fiscali

Freelance quando la tua attività diventa professionale e continuativa è obbligatoria l'apertura della partita Iva.

8 nov 2016

Per non incorrere in spiacevoli sorprese è importante che l'attività svolta dal Freelance sia inquadrata correttamente dal punto di vista fiscale e previdenziale.
Nel caso in cui l'attività svolta sia di natura puramente occasionale e non abituale senza vincolo di subordinazione, né potere di coordinamento del committente non è obbligatoria l'apertura della partita Iva ed è possibile rilasciare delle semplici ricevute per prestazioni occasionali, al momento del pagamento del corrispettivo in denaro. Occorre inserire i dati anagrafici ed il codice fiscale, le generalità del committente, il numero progressivo della ricevuta, luogo, data e l'importo della prestazione. Qualora le ricevute vengano emesse nei confronti di un soggetto titolare di partita Iva deve essere applicata la ritenuta d'acconto del 20%. Si fa presente che è obbligatorio apporre sulla ricevuta la marca da bollo da 2,00 euro, quando la prestazione supera la soglia di 77,47 euro. Bisogna tenere inoltre conto del limite di reddito annuo di 5.000 euro derivante da tale attività, superato il quale diventa obbligatorio iscriversi alla gestione separata Inps.
Il freelance che svolge l'attività di libero professionista in maniera abituale e continuativa dovrà aprire la partita Iva ed iscriversi alla gestione separata Inps, di riferimento per coloro che he non hanno una specifica cassa professionale di appartenenza, come ad esempio i commercialisti, gli avvocati, etc.
Qualora invece l'attività sia organizzata e preveda l'utilizzo di capitali e dipendenti l'inquadramento più corretto sarebbe quello di impresa, con l'iscrizione nel registro delle imprese ed alla gestione artigiani o commercianti Inps.
Importantissimo scegliere il regime fiscale da applicare più appropriato in base alle proprie caratteristiche. Può essere vantaggioso, se si possiedono i requisiti, aderire al regime naturale forfetario di cui alla Legge n. 190 del 2014 così come modificata dalla Legge n. 208 del 2015, che prevede l'applicazione di un imposta sostitutiva dell'imposta sui redditi (Irpef), delle addizionali regionali e comunali e dell'imposta regionale sulle attività produttive (Irap) del 15%, che per i primi 5 anni di attività, in presenza di determinate condizioni può ridursi sino al 5%.
Per poter applicare il regime forfetario, occorre che nell'anno precedente:
• i vostri ricavi conseguiti o i compensi percepiti (senza considerare quelli derivanti dall'adeguamento agli studi di settore o ai parametri) non abbiano superato la soglia di 30.000 euro. Si precisa in generale che la soglia di ricavi si diversifica (limite compreso tra 25.000 e 50.000 euro), a seconda del codice Ateco che contraddistingue l'attività esercitata. Se si esercitano più attività contraddistinte da codici diversi, si fa riferimento al tetto più elevato dei ricavi/compensi relativi alle diverse attività;
• le spese sostenute per lavoro accessorio, lavoratori dipendenti e collaboratori (comprese le somme erogate sotto forma di utili da partecipazione agli associati) non superino 5.000 euro lordi;
• il costo complessivo dei beni strumentali, assunto al lordo degli ammortamenti, non superi alla data di chiusura dell'esercizio, i 20.000 euro. Non concorrono alla formazione di detto limite i beni immobili, comunque acquisiti, utilizzati per l'esercizio dell'impresa, dell'arte o della professione. Non rilevano i beni il cui costo unitario non sia superiore ad euro 516,46.
Rilevano nel calcolo del limite:
• per i beni in locazione finanziaria, il costo sostenuto dal concedente;
• per i beni in locazione, noleggio e comodato, il loro valore normale (articolo 9 del TUIR);
• per i beni in proprietà il prezzo di acquisto;
• i beni, utilizzati promiscuamente, detenuti in regime di impresa, arte e professione, concorrono nella misura del 50%.
Non possono, invece, applicare il regime forfetario:
• le persone fisiche chi si avvalgono di regimi speciali ai fini Iva (ad esempio, editoria , vendita sali e tabacchi, etc.);
• I soggetti non residenti in Italia, ad eccezione di coloro che risiedono in uno degli Stati membri dell'Unione europea o in uno Stato aderente all'accordo sullo Spazio economico europeo, che assicura un adeguato scambio di informazioni, e produca in Italia almeno il 75% del proprio reddito complessivamente prodotto;
• i soggetti che, in via esclusiva o prevalente, effettuano cessioni di fabbricati e relative porzioni o di terreni edificabili, ovvero cessioni intracomunitarie di mezzi di trasporto nuovi;
• I soggetti che partecipano a società di persone, ad associazioni professionali, di cui all'art. 5 del TUIR, o a società a responsabilità limitata in regime di trasparenza fiscale;
• coloro che nell'anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente e/o assimilati di importo superiore a 30.000 euro (tale limite non opera se il rapporto di lavoro è cessato nel corso dell'anno precedente, sempre che nel medesimo anno non sia stato percepito un reddito di pensione che, in quanto assimilato al reddito da lavoro dipendente, assume rilievo, anche autonomo, ai fini del raggiungimento della citata soglia).
Il regime forfetario cessa di avere efficacia a partire dall'anno successivo a quello in cui viene meno anche solo uno dei requisiti di accesso previsti dalla legge ovvero si verifica una delle cause di esclusione.